Un’avvertenza prima di smarrire la via
Prima di iniziare questo viaggio, una piccola nota.
Questo canto non nasce contro la Liguria.
Al contrario.
Nasce da quell’affetto un po’ particolare che si prova per i luoghi che amiamo davvero: quello che ci permette di sorridere dei loro difetti senza dimenticarne la bellezza.
La Liguria non è l’Inferno della nostra storia.
È il Paradiso che Dante cerca.
L’Inferno è solo il percorso accidentato che, ogni estate, siamo costretti ad attraversare per raggiungerlo.
Perché una terra così bella merita di essere custodita, rispettata e raggiunta con meno ostacoli e più consapevolezza.
E se qualche viandante, fermo in coda sotto il sole, dovesse sentirsi improvvisamente privo di pazienza… ricordi una cosa:
anche Dante ha attraversato l’Inferno… senza caselli…
Ma alla fine ha trovato le stelle.
Canto dell’Inferno sulla A10
Ovvero: come raggiungere il Paradiso ligure attraversando il Purgatorio dei cantieri
Dante Alighieri scrisse dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso.
Ma c’era un viaggio che il Sommo Poeta non poteva raccontare.
Non per mancanza di coraggio.
Era semplicemente nato qualche secolo troppo presto.
Perché se avesse conosciuto la Liguria d’estate, la A10 e il misterioso universo dei cantieri eterni, forse avrebbe aggiunto un ultimo capitolo.
Un canto perduto.
Canto I
Nel mezzo del cammin di nostra estate
Nel mezzo del cammin di nostra estate
mi ritrovai su una strada assai oscura,
ché la corsia smarrita avea fermate.
Così Dante, accompagnato dalla sua amata Beatrice, si mise in viaggio verso il Ponente ligure.
Non cercava più la conoscenza dell’aldilà.
Cercava qualcosa di molto più umano:
un luogo dove respirare.
Aveva sentito parlare degli incendi lontani, delle foreste francesi avvolte dalle fiamme, e pensava:
“Quale terribile inferno deve essere quello.”
Non sapeva ancora che l’inferno, talvolta, aveva un casello d’ingresso.
Virgilio, il nuovo navigatore delle anime
Dante sedeva al volante.
Il sole batteva sull’automobile ferma da un tempo indefinito.
Beatrice guardava oltre il finestrino.
Dante invece fissava il piccolo schermo luminoso sul cruscotto.
Lì parlava Virgilio.
O almeno ciò che ne rimaneva.
VIRGILIO (Google Maps):
“Tra duecento metri prepararsi ad abbandonare ogni speranza.”
Dante si voltò lentamente.
“Maestro?”
VIRGILIO:
“Ricalcolo del percorso di espiazione in corso.”
“Ricalcolo.”
“Ricalcolo.”
“Ricalcolo.”
Dante sospirò.
“Un tempo guidavi le anime attraverso gli Inferi. Ora non riesci a portarci a Finale Ligure.”
VIRGILIO:
“Il problema non è la guida, Dante. È la presenza di diciassette cantieri, tre restringimenti e un camper olandese che ha deciso di diventare parte integrante del paesaggio.”
Le anime dell’esodo estivo
Guardando nelle corsie vicine, Dante vide migliaia di anime.
Alcune provenivano da Torino.
Altre da Milano.
Avevano con sé valigie, ombrelloni e una speranza incrollabile:
“Arriviamo prima di pranzo.”
Dante si commosse.
“Quale peccato vi condusse qui?”
Un uomo abbassò il finestrino.
“Partii sabato alle otto.”
Dante impallidì.
“Comprendo.”
Gli stranieri alla ricerca del Paradiso
Più avanti vide anime provenienti da terre lontane.
Un uomo con targa olandese fissava il mare intravisto tra due gallerie.
Aveva attraversato mezza Europa.
Cercava il fresco.
Cercava la Riviera.
Cercava il Paradiso.
Trovò un cartello luminoso.
“Code per lavori. Rallentamenti. Possibili disagi.”
Dante lo osservò.
“Che cosa disse quando vide questo messaggio?”
Virgilio rispose:
“Una frase che non posso tradurre nell’antico fiorentino.”
Beatrice sorrise.
“Ha imparato una nuova lingua.”
Il Purgatorio dei cantieri
Finalmente giunsero nel luogo più misterioso.
Non era Inferno.
Non era Paradiso.
Era il Purgatorio.
Qui le anime non erano condannate per sempre.
Dovevano solo aspettare.
Attendere.
Pazientare.
Sopportare.
Ovunque appariva una scritta:
“Ci scusiamo per il disagio.”
Dante guardò Virgilio.
“Quanto durerà questa pena?”
Google Maps esitò.
VIRGILIO:
“Tempo stimato di arrivo: quarantacinque minuti.”
Dante sorrise amaramente.
“E da quanto tempo lo dice?”
“Dal 2019.”
Silenzio.
Anche il navigatore ebbe un momento di raccoglimento.
Il Paradiso oltre il guardrail
Poi accadde qualcosa.
Beatrice posò una mano sul braccio di Dante.
“Non guardare più il cemento.”
Il Poeta alzò gli occhi.
Tra due piloni, oltre una rete arancione da cantiere, apparve il mare.
Blu.
Immenso.
Perfetto.
Le montagne scendevano verso l’acqua.
I pini profumavano di resina.
Il vento portava il sale.
Dante rimase senza parole.
“È… sfacciato.”
Beatrice sorrise.
“Lo so.”
“Una bellezza così grande da farmi dimenticare l’ira.”
“È per questo che gli uomini vengono qui.”
“Anche attraversando questo inferno?”
“Soprattutto per questo.”
Dante rimase a lungo a guardare il mare.
Poi spense il navigatore.
VIRGILIO:
“Avviso. Siete arrivati a destinazione.”
Dante sorrise.
“Non ci servi più, Maestro.”
“E perché?”
“Perché finalmente abbiamo smesso di cercare la strada.”
Guardò la Riviera.
“E abbiamo iniziato a vedere il viaggio.”
L’auto ripartì lentamente.
La coda era ancora lì.
I cantieri erano ancora lì.
Ma nessuno guardava più l’orologio.
La Liguria è proprio questo.
Una terra stretta tra montagna e mare.
Difficile da raggiungere.
Impossibile da dimenticare.
E forse anche Dante avrebbe ammesso:
“Perché anche quando la strada si perde, a volte basta alzare lo sguardo per ricordarsi dove si voleva arrivare.”
Virgilio, il poeta nascosto del navigatore
Nel nostro piccolo viaggio nell’Inferno Autostradale, Virgilio appare in una forma inattesa: la voce di un navigatore satellitare.
Non è soltanto una battuta.
Nella Divina Commedia originale Virgilio è la guida che accompagna Dante attraverso ciò che non conosce. Rappresenta la ragione, l’esperienza e la capacità di orientarsi quando la strada sembra perduta.
Ma nel nostro tempo abbiamo affidato quella funzione alla tecnologia.
Oggi una voce digitale ci indica il percorso, calcola i tempi, suggerisce deviazioni e cerca di portarci alla meta.
E così Virgilio rinasce in una nuova forma: non più con un bastone in mano, ma nascosto dentro uno schermo luminoso sul cruscotto.
E forse, mentre Dante ascoltava quella voce metallica dal cruscotto, Virgilio era davvero lì.
Seduto sul sedile posteriore.
Calmo.
Elegante.
Con lo sguardo di chi ha attraversato l’Inferno.
Ma Dante ascolta solo:
“Tra 300 metri mantenere la sinistra.”
😂
Quasi come un ventriloquo cosmico.
Dante potrebbe anche accorgersene:
DANTE:
“Maestro, perdonami… ma perché la tua voce proviene da una scatola luminosa sul cruscotto?”
VIRGILIO:
“Perché gli uomini del tuo tempo non avrebbero ascoltato un poeta antico. Ma ascoltano una voce che dice loro dove girare.”
DANTE:
“Quindi sei prigioniero in quel piccolo oggetto?”
VIRGILIO:
“No. Sono adattato ai tempi.”
DANTE:
“E cosa ti ha insegnato questa nuova epoca?”
VIRGILIO:
“Che gli uomini hanno inventato strumenti capaci di trovare ogni strada…”
(pausa)
“…ma continuano a smarrire la direzione.”
C’è una scena che sarebbe da vignetta finale:
Dante, Beatrice e Virgilio fuori dall’auto davanti al mare.
Dante guarda Virgilio:
“Maestro, ora che siamo arrivati… tornerai nella tua forma originaria?”
Virgilio indica il telefono.
“Temo di no.”
“Perché?”
Dal cellulare:
“Nuovo percorso disponibile. Evitare la A10.”
Virgilio sospira.
“Anche nell’eternità esistono gli aggiornamenti.”
🤣